Bollettino della crisi
Rajoy nega il bailout spagnolo ma ormai pare questione di “quando” e non di “se”
Per Banca d’Italia l’austerity non è una punizione moralistica. Per riavviare la crescita economica in Italia serve “ridurre l’insieme delle spese, spostarsi da quelle meno produttive verso quelle che rafforzano il potenziale dell’economia, abbassare la pressione fiscale sui contribuenti in regola, sul lavoro, sulle imprese”. E’ quanto chiesto ieri dal vice direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, durante un’audizione alla Camera dei Deputati sul Documento di economia e finanza (Def).
17 AGO 20

Per Banca d’Italia l’austerity non è una punizione moralistica. Per riavviare la crescita economica in Italia serve “ridurre l’insieme delle spese, spostarsi da quelle meno produttive verso quelle che rafforzano il potenziale dell’economia, abbassare la pressione fiscale sui contribuenti in regola, sul lavoro, sulle imprese”. E’ quanto chiesto ieri dal vice direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, durante un’audizione alla Camera dei Deputati sul Documento di economia e finanza (Def).
Rajoy nega il bailout spagnolo ma ormai pare questione di “quando” e non di “se”. La Spagna non avanzerà all’Europa alcuna richiesta di salvataggio nel corso di questo fine settimana. Lo ha detto, secondo quanto riferiva ieri l’agenzia di stampa spagnola Europa Press, il primo ministro Mariano Rajoy, parlando con i responsabili regionali del suo partito, il Partito popolare, a Madrid. Rajoy è intervenuto direttamente per smentire alcune voci di stampa secondo cui il governo spagnolo avrebbe potuto avanzare richiesta di aiuto alla Ue già nel corso di questo fine settimana. Per alcune fonti comunitarie la richiesta potrebbe avvenire dopo le elezioni regionali anticipate del 21 ottobre. Intanto a settembre i disoccupati in Spagna hanno superato quota 4,7 milioni, con un aumento di 79.645 unità rispetto ad agosto (più 1,72 per cento).
Dopo la Spagna, l’Italia? Tutte le scuole di pensiero sulle conseguenze per Roma. In attesa della richiesta di aiuti di Madrid e del giudizio di Moody’s che potrebbe entro questo mese declassare il rating iberico al livello spazzatura, ieri le Borse hanno vissuto una giornata all’insegna della volatilità, terminando sui minimi: Milano ha chiuso sotto la parità (meno 0,18 per cento), così come Parigi, Francoforte e Londra. La posizione ufficiale del governo italiano, per ora, è che il nostro paese non ha bisogno di stampelle esterne. Eppure il dibattito è ormai aperto. Domenica scorsa, su Repubblica, Eugenio Scalfari ha scritto che “se s’ha da fare è meglio farlo il giorno dopo la Spagna”. Ecco il perché, secondo il fondatore del quotidiano di Largo Fochetti: “La speculazione, cioè le grandi banche d’affari e i fondi che puntano sul rischio realizzano i loro profitti giorno per giorno. Se abbandonano la Spagna sotto il randello di Draghi, si riverseranno probabilmente sul mercato italiano fino a quando anche noi chiederemo l’intervento dell’Esm e della Bce. Ma in quell’intervallo di tempo balleremo la rumba e non sarà un bello spettacolo”. Di diverso avviso è, per esempio, Hugo Dixon, analista finanziario e fondatore dell’agenzia Breaking Views. Secondo Dixon, l’intervento della Bce a favore di Madrid fugherebbe definitivamente qualsiasi timore sull’irreversibilità dell’Unione monetaria e a quel punto “l’Italia, un paese ricco, dovrebbe essere in grado di evitare un bailout. Ma dovrebbe comunque tagliare il suo debito pubblico. Con le elezioni che si avvicinano, resta una finestra stretta per agire in questo senso”.
E’ il Fiscal compact, bellezza / 1. In Francia sovranità (e Hollande) in discussione. Ieri il primo ministro francese, Jean-Marc Ayrault, è intervenuto all’Assemblea nazionale di Parigi per rispondere “ai dubbi, alcuni rumorosi, altri silenziosi” e convincere i parlamentari più recalcitranti a ratificare il Trattato di bilancio europeo: “Le conseguenze di un rifiuto della ratifica sarebbero quelle di una crisi politica e del crollo dell’unione monetaria”. Ayrault ha garantito che il trattato non intaccherà “la sovranità” di Parigi. Meno interventista per il momento il presidente della Repubblica, François Hollande, che già nel 2005 – allora segretario del Partito socialista – vide affossare il referendum sul Trattato costituzionale europeo con la vittoria del “no” espresso da molti suoi compagni di partito.
E’ il Fiscal compact, bellezza / 2. In Italia arriverà la mordacchia per i conti regionali. La bozza di legge di attuazione del pareggio di bilancio in Costituzione parla di “Bilancio consolidato nazionale”, prospettando una valutazione e un controllo centralizzati sui bilanci di enti locali e nazionali.
Rajoy nega il bailout spagnolo ma ormai pare questione di “quando” e non di “se”. La Spagna non avanzerà all’Europa alcuna richiesta di salvataggio nel corso di questo fine settimana. Lo ha detto, secondo quanto riferiva ieri l’agenzia di stampa spagnola Europa Press, il primo ministro Mariano Rajoy, parlando con i responsabili regionali del suo partito, il Partito popolare, a Madrid. Rajoy è intervenuto direttamente per smentire alcune voci di stampa secondo cui il governo spagnolo avrebbe potuto avanzare richiesta di aiuto alla Ue già nel corso di questo fine settimana. Per alcune fonti comunitarie la richiesta potrebbe avvenire dopo le elezioni regionali anticipate del 21 ottobre. Intanto a settembre i disoccupati in Spagna hanno superato quota 4,7 milioni, con un aumento di 79.645 unità rispetto ad agosto (più 1,72 per cento).
Dopo la Spagna, l’Italia? Tutte le scuole di pensiero sulle conseguenze per Roma. In attesa della richiesta di aiuti di Madrid e del giudizio di Moody’s che potrebbe entro questo mese declassare il rating iberico al livello spazzatura, ieri le Borse hanno vissuto una giornata all’insegna della volatilità, terminando sui minimi: Milano ha chiuso sotto la parità (meno 0,18 per cento), così come Parigi, Francoforte e Londra. La posizione ufficiale del governo italiano, per ora, è che il nostro paese non ha bisogno di stampelle esterne. Eppure il dibattito è ormai aperto. Domenica scorsa, su Repubblica, Eugenio Scalfari ha scritto che “se s’ha da fare è meglio farlo il giorno dopo la Spagna”. Ecco il perché, secondo il fondatore del quotidiano di Largo Fochetti: “La speculazione, cioè le grandi banche d’affari e i fondi che puntano sul rischio realizzano i loro profitti giorno per giorno. Se abbandonano la Spagna sotto il randello di Draghi, si riverseranno probabilmente sul mercato italiano fino a quando anche noi chiederemo l’intervento dell’Esm e della Bce. Ma in quell’intervallo di tempo balleremo la rumba e non sarà un bello spettacolo”. Di diverso avviso è, per esempio, Hugo Dixon, analista finanziario e fondatore dell’agenzia Breaking Views. Secondo Dixon, l’intervento della Bce a favore di Madrid fugherebbe definitivamente qualsiasi timore sull’irreversibilità dell’Unione monetaria e a quel punto “l’Italia, un paese ricco, dovrebbe essere in grado di evitare un bailout. Ma dovrebbe comunque tagliare il suo debito pubblico. Con le elezioni che si avvicinano, resta una finestra stretta per agire in questo senso”.
E’ il Fiscal compact, bellezza / 1. In Francia sovranità (e Hollande) in discussione. Ieri il primo ministro francese, Jean-Marc Ayrault, è intervenuto all’Assemblea nazionale di Parigi per rispondere “ai dubbi, alcuni rumorosi, altri silenziosi” e convincere i parlamentari più recalcitranti a ratificare il Trattato di bilancio europeo: “Le conseguenze di un rifiuto della ratifica sarebbero quelle di una crisi politica e del crollo dell’unione monetaria”. Ayrault ha garantito che il trattato non intaccherà “la sovranità” di Parigi. Meno interventista per il momento il presidente della Repubblica, François Hollande, che già nel 2005 – allora segretario del Partito socialista – vide affossare il referendum sul Trattato costituzionale europeo con la vittoria del “no” espresso da molti suoi compagni di partito.
E’ il Fiscal compact, bellezza / 2. In Italia arriverà la mordacchia per i conti regionali. La bozza di legge di attuazione del pareggio di bilancio in Costituzione parla di “Bilancio consolidato nazionale”, prospettando una valutazione e un controllo centralizzati sui bilanci di enti locali e nazionali.
(LA CORTE DEI CONTI CON LA BACCHETTA IN MANO. Ieri Luigi Giampaolino, presidente della Corte dei Conti, è intervenuto alla Camera dei Deputati in un’audizione sul Def: “La somministrazione di dosi crescenti di austerità e rigore al singolo paese, soprattutto se incentrata sull’aumento del prelievo fiscale, si rivela, alla prova dei fatti, una terapia molto costosa e, in parte, inefficace”. Giampaolino ha comunque riconosciuto che era stato lo stesso governo a preventivare un effetto depressivo delle manovre sul pil, come si evince dal grafico tracciato a partire dalle stime dell’esecutivo).